Dal 2023, il 40% delle persone chiederà aiuto all’intelligenza artificiale per varie attività, tra cui la scrittura automatica di contenuti. Intervista con Mirko Puliafito Founder and Ceo di Digitiamo.

Bricks and Music
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Dal 2023, il 40% delle persone chiederà aiuto all'intelligenza artificiale per varie attività, tra cui la scrittura automatica di contenuti. Intervista con Mirko Puliafito Founder and Ceo di Digitiamo.
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Secondo una ricerca di Gartner, che è una società multinazionale che si occupa di consulenza strategica, dal 2023, il 40% delle persone chiederà aiuto all’intelligenza artificiale per varie attività, tra cui la scrittura automatica di contenuti.

Per poter fare un dialogo che abbia senso rispetto a questo tema nella puntata odierna di Bricks and Music, Paolo Leccese ed Emiliano Cioffarelli hanno intervistato Mirko Puriafito Founder and Ceo di Digitiamo.

Noi ci siamo specializzati nella gestione del linguaggio naturale, quindi sono utili anche per chi non segue il filone tecnologico, sicuramente avete avuto contatti e interagire giornalmente con sistemi automatici di compressione e risposta come Siri, Google Assistant, Alexa. E noi fondamentalmente realizziamo i sistemi che ci sono dietro. Quando un’azienda ha necessità di rispondere a determinate necessità da parte di chi ci interagisce, ecco, chi realizza quei sistemi siamo noi e quindi anche per chi ci ascolta da casa. Questo mondo si si divide in due, il primo è il mondo della comprensione, ad esempio quando si interagisce con sistemi automatici come Google e Alexa. E questi sistemi devono comprendere quello che sto dicendo ed in questo caso si parla di comprensione del linguaggio naturale. La frontiera invece, su cui adesso stiamo spingendo, perché sembra essere matura e maturata nell’ultimo periodo, è quella che prende il nome di generazione del linguaggio, quindi tutti quei sistemi che, una volta compreso, quali sono le necessità, che cosa voglio scrivere o comunicare, allora, permettono di costruire in maniera sintetica e automatica del linguaggio e su questo abbiamo fatto un approfondimento iniziale e poi è diventato un prodotto che ci ha dato dei risultati inaspettati.

Avete realizzato un prodotto tecnologico che scrive da solo dei contenuti testuali?

A me piace sempre dire che l’intelligenza artificiale è a supporto dell’umano. Quindi noi sviluppiamo dei sistemi di supporto all’umano. Tantissimi processi che sono esplosi, perché le persone lavorano più da remoto, perché le persone non interagiscono più persona su persona e di conseguenza gestire alcuni processi. Parliamo di processi di customer care piuttosto che di marketing, Pensate all’intelligenza artificiale come un sistema a supporto delle decisioni e della comprensione della scrittura. In quest’ottica, se noi pensiamo a quello che sta succedendo nel mondo del marketing digitale, là fuori, fino a prima del caso Apple che tutti conosciamo, almeno nel settore, si riusciva a lavorare molto bene con la pubblicità e quindi si riusciva, con budget adeguati a raggiungere la nostra clientela in maniera semplice ed efficace. Purtroppo adesso non è più così, perché non riusciamo più a fare target di persone, di diciamo così, di gruppi adeguati al nostro, a quello che dobbiamo vendere o a quello che stiamo proponendo al mercato. Ed ecco che i costi via divisi sono aumentati, quindi sono diventati sempre più ad appannaggio di grandi realtà che hanno budget da spendere anche numerosi. E invece chi è dietro ha necessità di essere comunque conosciuto sul mercato, ma con strategie diverse. Perché ho fatto questo questo preambolo? Perché le strategie diverse poi alla fine sono contenuti. Quindi si è ritornati al mondo del blog, si è ritornati a scrivere, si è ritornati a comunicare direttamente con le persone nel modo tradizionale, nell’ottica in cui ti faccio sapere che io sono competente in materia. Più il mio brand, il mio nome risuona e di conseguenza la mia clientela è più contenta e più portata a contattare me perché sono effettivamente un esperto in materia.

Emiliano Cioffarelli: Sembra ci sia una spersonalizzazione in questo scenario totalmente automatico, Come funziona la vostra piattaforma?

Intanto c’è un’analisi del “di che cosa il mondo sta parlando”. Ed è una fase importante, e questo al momento viene fatto dall’umano, che è appunto alla sua idea su che cosa parlare in questo suo contenuto e quindi, di fatto, che cosa fa? Mette un titolo, mette una descrizione macro, può addirittura prendere copiarla dal contenuto originale e la macchina a questo punto genera un contenuto unico, dove l’ intellectual property diventa della persona che lo sta scrivendo in quel momento e propone a questo punto un contenuto allo scrittore, tipicamente lo strutturiamo come l’articolo di blog, ma può anche essere un post, quindi un articolo di un blog che ha h1, h2, quindi titoli, sottotitoli e poi il contenuto stesso. Diamo la possibilità anche di rigenerare i singoli contenuti di paragrafo, perché ovviamente la macchina può generare del contenuto che non ci piace, che non è linea, che non è in stile con quello che vogliamo passare. E allora possiamo avere la possibilità di rigenerarlo. Diamo ovviamente la possibilità di editarlo, quindi di modificare contenuti, personalizzando cioè lo scrittore è entità attiva nell’interazione, nell’ottica in cui in pochi minuti, abbiamo misurato che un articolo medio di un blog, 400 parole, può essere scritto anche in 1 minuto e mezzo, otteniamo un contenuto di assoluta qualità e di professionalità e questo poi viene può essere copiato e ovviamente portato sui nostri blog di riferimento.

Paolo Leccese: Una piattaforma del genere può essere considerata un pericolo per la propria professione? Penso ai copywriters .

Quando si parla di sistemi automatici, la prima cosa che ci vien da pensare è: “Ma sostituiranno mai l’umano?” Nella nostra visione, NO. L’umano ci mette creatività, ci mette competenza di dominio, ci mette revisione, ci mette tutte quelle attività a valore aggiunto umano che la macchina ovviamente non riesce a metterci. Quindi nella nostra visione c’è un’evoluzione di quello che stiamo facendo a servizio, dove vogliamo arrivare a creare una una rete, ma con milioni di copywriter dove addirittura generare lavoro per questi copywriter, cioè venite da noi, vi diamo la piattaforma. Riuscite a costruire dei contenuti, velocizzando il vostro lavoro e poi addirittura potete pubblicarli, rivenderli come vostri intellectual property e addirittura noi vi troviamo del lavoro perché poi faremo una community, anche ovviamente di chi poi vuole questo tipo di contenuto. Perché non tutti comunque avranno la volontà di scriversi dei blog da soli, ma magari vorranno comprare il servizio, nella nostra visione c’è questo, quindi far contenti i copywriter e accelerare e ottimizzare il loro lavoro grazie al software ad intelligenza artificiale.

Paolo Leccese: Quindi i vostri clienti non sono necessariamente i professionisti, le agenzie di marketing, ma anche il consumatore finale che invece ha voglia di scrivere da solo però gli manca quella fantasia, gli manca il tempo, in quel caso, comprando un pacchetto o un servizio da voi riesce a risolvere in pochissimo tempo.

Sì, noi che proprio ha creato dei pacchetti apposta base. Il primo si chiama pacchetto freelance, vi dà anche un’idea di prezzo. Così, giusto per capire quanto l’abbiamo pensato al consumatore. Costa 30€ mese, poco più di tutti di un caffè al giorno e anzi forse meno per il costo del caffè che sta aumentando in questo periodo. Chiunque ha una passione diversa e sta pensando magari anche di cambiare professione. Però non vuole lanciarsi, quindi è un’attività parallela. Però, essendo un’attività parallela, non ha il tempo di dedicarsi a fare grandi attività, ad esempio di marketing. Noi stiamo pensando anche a loro con un pacchetto dedicato 20.000 parole al mese, dove si possono scatenare e capire se funziona.

Emiliano Cioffarelli: Quanti post sono 20.000 parole al mese?

Mediamente creiamo 400 parole a contenuto, quindi con alcune riscritture possiamo ipotizzare dai 20 ai 50 articoli al mese.

Paolo Leccese: Qual è l’interazione con il vostro mondo da parte dell’industria del real estate? E soprattutto quale può essere un’opportunità.

Il mondo del real estate è un mondo in evoluzione ed è un mondo che per sopravvivere dovrà sicuramente evolvere nei contenuti ed evolvere nelle modalità di comunicazione. Dovrà allinearsi anche a quello che è lo standard quindi, sicuramente, la tecnologia di cui abbiamo parlato può fare la differenza. Le tematiche possono essere diverse sia tecniche, come il supebonus ad esmepio piuttosto che tematiche di vendita di appartamenti, in entrambi i casi si può utilizzare sicuramente la nostra tecnologia e tante altre per poter comunicare meglio con i propri consumatori. Sicuramente anche la presenza sul mercato di assistenti virtuali all’interno delle case, quindi nell’utilizzo della domotica e affini, , avrà sempre di più impatto sulla nostra quotidianità. Se pensiamo ad esempio a Fastweb che sta integrando assistenti virtuali all’interno proprio dei modem con Alexa integrato.

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